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Karate per bambini

 

 

Karate

Età: 5 -11 anni

INTRO: in premessa, conviene dare lettura ad alcune osservazioni attuali di due dei più Autorevoli Studiosi dello sport:

Molti bambini non nascono impacciati o maldestri, lo diventano perchè la mancanza di adeguati stimoli ambientali al momento “giusto” frena lo sviluppo della loro motricità … Nella nostra società, purtroppo, le opportunità di sviluppare naturalmente nei campi, nelle strade, nelle piazze, gli schemi motori di base, che le generazioni precedenti avevano avuto, sono tramontate. Adesso solo un lavoro precocie effettuato in palestra, al campo sportivo o in appositi spazi attrezzati può consentire ai fanciulli di formarsi e arrichhire il loro patrimonio di base e su di esso costruire la motricità sportiva” (G. Visintin – Allenare l'altleta – SDS 2013).
“Nell'ultimo decennio si è assitito ad un declinio generale delle capacità motorie dei giovani in tutta Europa … A causa del decremento dell'attività motoria e sportiva assistiamo ad un allarmante trend di involuzione dell'efficienza fisica, un aumento dell'obesità, una diminuzione delle capacità motorie in genere … Il contesto sociale nel quale si va oggi ad operare è sicuramente assai differente e più difficile di quello di due decenni fa” (Antonio La Torre – Allenare l'altleta – SDS 2013).

Tale premessa non ha lo scopo di creare allarmismo, ma intende rendere più consapevoli, tutti coloro che hanno esponsabilità nei confronti di giovanissimi e giovani, della necessità, oggi più che mai, di adoperarsi per consentire ai ragazzi di avere quella giusta e armoniosa crescita psico/fisica che gli spetta per natura. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che una equilibrata evoluzione dell'io spirituale non potrà prescindere da una corretto e armonico sviluppo dell'io esterno.

Il karate-do (via della mano aperta) è una disciplina di grande fascino e di tradizione millenaria che trae origine da epoche storiche, luoghi, e culture diverse dalla nostra. Dal confronto dialettico tra le peculiarità di questa disciplina e le capacità e le esigenze degli studenti può nascere un arricchimento dell’azione educativa che si svolge nella scuola.

La pratica del karate da parte di giovani e giovanissimi è finalizzata allo sviluppo completo ed armonico della loro personalità favorendone le iniziative ed aiutandoli a conquistare la propria identità. In particolare gli stimoli, proposti distintamente e gradatamente all’età, sono volti al miglioramento dei seguenti aspetti:

  • Sviluppo delle capacità motorie e delle funzioni cognitive, con particolare attenzione al miglioramento della propria consapevolezza corporea e quindi del controllo e della gestione del corpo in movimento nello spazio; conseguentemente:
  • Sviluppo della propria consapevolezza interiore e della capacità di controllare e gestire la propria emotività (con particolare riguardo, nei giovani, alla componente aggressiva);
  • Opportunità di espressione, di socializzazione nonché di confronto;
  • Partecipazione attenta e motivata ad un lavoro di gruppo nel pieno rispetto delle regole;
  • Lotta alla dispersione scolastica e all’emarginazione, con speciale attenzione all’inserimento nel gruppo di individui portatori di problematiche particolari;

L’allenamento è un insieme di pratiche progettate, programmate e organizzate in funzione di obbiettivi sportivi generali e specifici. Esso è il contesto altamente specialistico nel quale si realizza anche un’importante funzione educativa sociale. Il concetto di educazione è legato a quello di personalità e di socialità, in quanto l’individuo interagisce con altri individui; il karate, praticato in una determinata ottica, attiva in modo molto efficace quell’insieme di processi che interessano positivamente tutte le dimensioni della personalità.

La caratteristica di maggiore spicco e di maggior valenza educativa e socializzante della disciplina in questione è l’organizzazione del comportamento motorio che si esprime per mezzo di azioni simbolicamente aggressive. Tale condizione è realizzata tramite un severo controllo delle azioni di attacco e di difesa, attiva e passiva, che mantiene la situazione all’interno di un elevato grado di sicurezza. I principi su cui si basa la pratica del karate, sono: l’interazione psico-motoria, la collaborazione, l’affidamento e la solidarietà. Nel contesto dell’allenamento c’è la costante presenza di componenti simbolico-rituali nei comportamenti psicomotori degli individui, ciò provoca nei praticanti l’interiorizzazione di comportamenti nei quali l’aggressività si esprime in forme rispettose dell’incolumità e della dignità reciproca. Le tecniche di difesa e attacco proposte dal karate sono solo delle stilizzazioni di ipotetiche analoghe tecniche utilizzabili in un contesto reale; vista l’infinità di possibili differenti situazioni “reali” solo il praticante estremamente esperto che ha l’assoluto controllo di sé e del proprio sapere e in grado di adattare questo alla reale esigenza del momento.

Per riuscire a creare un momento allenante che sia allo stesso tempo sicuro, funzionale e divertente, nel karate è necessario instaurare con i compagni un rapporto di reciproco affidamento (rispetto delle regole) e di collaborazione fattiva. Quanto più e quanto meglio si realizzeranno condizioni di complessità situazionali (relativamente alle possibilità di ognuno) e di dinamismo motorio, tanto più e meglio si riuscirà a progredire nella capacità di esercitare un controllo sul proprio corpo e sul proprio carattere.

La consapevolezza dell’importanza dei parteners e delle loro valenze, per poter progredire personalmente nell’acquisizione della capacità di prestazione, comporta l’instaurazione di un rapporto di collaborazione molto stretto, che coinvolge la dimensione affettivo-morale della personalità e che porta all’instaurazione di un rapporto di profonda solidarietà, che difficilmente si incrinerebbe anche quando il partner dovesse divenire antagonista in una competizione sportiva. La verifica continua, all’interno delle situazioni di allenamento, delle proprie capacità e dei propri limiti e la contestazione dell’indispensabilità della collaborazione dei  partner per il loro superamento, attivano processi molto efficaci di comunicazione e di socializzazione, che vengono ulteriormente rafforzati dal contesto del sodalizio sportivo.

L’esercizio di comportamenti e pratiche intenzionalmente rappresentative di aggressività ma non violente, nell’ambito di un contesto sportivo rituale, governato da regole molto precise e severe, determina l’interiorizzazione, da parte dei praticanti, di valori che sono esattamente agli antipodi rispetto ai modelli “sociopatici” della virilità aggressiva, proposti da una parte della società odierna, spesso mediante un certo tipo di cinematografia purtroppo molto diffusa.

Le discipline orientali si caratterizzano inoltre per lo studio e la pratica di tecniche di respirazioni e  meditazione volte a migliorare e recuperare il proprio equilibrio interiore. Nell’odierna società dove i ritmi di vita si fanno sempre più frenetici e le ambizioni di successo sociale sempre più alte e di sempre più difficile realizzazione, spesso gli individui anche in giovane età sono preda di stati ansiosi che possono divenire vere e proprie depressioni. Le antiche tecniche di respirazione e di meditazione possono essere, opportunamente adattate, un efficace strumento per contrastare stati ansiosi, acquisire consapevolezza delle proprie possibilità, per imparare, in definitiva, a “conquistare” e mantenere la propria armonia interiore.

Il progetto si rivolge a bambini di età compresa preferibilmente tra 8 e 14 anni, dovendo comunque precisare che l’attuazione specifica sarà soggetta a variazioni che tengano conto dell’età e della personalità del gruppo (più omogeneo questo sarà, migliori saranno i risultati).

L’attuazione del progetto potrà svilupparsi in tre differenti stadi.

Nel primo stadio l’obbiettivo principale sarà lo sviluppo delle capacità coordinative, i bambini inizieranno a porre sul proprio corpo un’attenzione più viva che permetterà loro di avere una maggiore confidenza con il proprio io fisico, sia a livello statico che dinamico che interagente con altre individualità. Un buono sviluppo delle capacità coordinative risulterà determinate sia nella vita quotidiana che nello sport, qualsiasi esso sia. La personalità dell’individuo sarà sicuramente migliorata dalla crescente sicurezza interiore che si svilupperà di pari passo alla consapevolezza corporea. In questa prima fase per perseguire il suddetto obbiettivo, che peraltro è quello peculiare e principale del progetto, verranno abbinati esercizi di destrezza propedeutici al successivo apprendimento di tecniche marziali, proposti anche sotto forma di giochi (quali percorsi, staffette, ecc.), ad un primo studio specifico delle tecniche più elementari che porti ad una loro comprensione grezza (capire cosa bisogna fare). Inoltre, con un’adeguata scelta degli esercizi proposti si potrà intervenire su quelle capacità condizionali (rapidità, forza rapida, resistenza, flessibilità) maggiormente migliorabili in questo momento della vita dei giovani.

Nel secondo stadio si continuerà a lavorare per migliorare il livello delle capacità coordinative dei ragazzi. In particolare aumenterà gradatamente lo studio delle tecniche, queste saranno studiate più dettagliatamente fino ad arrivare ad una loro comprensione fisica (capire come eseguire correttamente) e poi saranno combinate fra loro. Contemporaneamente aumenterà l’intensità (sempre in relazione all’età ed alle caratteristiche dei ragazzi) del lavoro volto a migliorare le capacità condizionali.

Nel terzo stadio lo studio dei movimenti specifici del karate si farà sempre più attento. L’allievo inizierà ad avvicinarsi alla piena comprensione della tecnica (capire quando e perché fare) attraverso il perfezionamento, lo studio dell’applicazione con compagni, e la personalizzazione. A questo punto sarà possibile introdurre esercizi di respirazione che potranno porteranno lo sviluppo della capacità di riflessione dei ragazzi.

Gli obbiettivi sopra esposti sono generici e non sono quantificabili in maniera assoluta. Lo sviluppo della personalità sarà diverso per ogni individuo. Viste queste premesse i benefici che possono ricavare i partecipanti al progetto potranno essere per tutti, anche per soggetti che avendo particolari problemi fisici e caratteriali che non potrebbero trarre gli stessi vantaggi da altre attività sportive.

  M° Enrico Vivoli

 

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